Lasciami “vivo” non mi “spogliare”!!!
Perché in cantina si ricorre alla filtrazione? La filtrazione è un bene o un male necessario?
Questi gli interrogativi che pongo alla vostra attenzione aprendo un dibattito tra chiunque abbia voglia di esprimere la propria opinione:
Per l’industria la filtrazione “sterilizzante” eseguita prima dell’imbottigliamento del vino è indispensabile per il mantenimento della “qualità” nel tempo. I metodi utilizzati sono tra i più disparati; per passaggio, tramite membrane in acciaio o filtri a cartone, per assorbimento (con filtri a polveri di roccia o silicati) o per decantazione (con bentonite, albumina o altri materiali). Nell’industria esiste la tendenza ad aggiungere diverse sostanze per trattare il vino poco prima dell’imbottigliamento. Accanto all’acido metatartarico sono utilizzate cellulose carbossimetiliche come stabilizzanti. Anche le mannoproteine e la gomma arabica sono aggiunte al vino prima della filtrazione finale, con quali effetti? Lavorando con questi sistemi si ottiene un prodotto povero di microrganismi, sterile, in altre parole arrivando a produrre vini con meno di dieci microrganismi per litro.
Mi è evidente quanto i parametri concernenti la “qualità” siano differenti rispetto ai miei, giacché produco vino non filtrato, vino che appare vivo e di discreta qualità.
Dal mio punto di vista filtrare è un po’ come togliere l’anima al nostro vino voi che ne pensate?
Stefano Legnani – Liguria
