(Italiano) Fermentazioni spontanee. Iniziamo a conoscerle!

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6 responses to “(Italiano) Fermentazioni spontanee. Iniziamo a conoscerle!

  1. Sono molto interessato ai piccoli fattori che vanno tenuti sotto controllo durante la fermentazione. Premesso che sono un vinificatore con metodi tradizionali e molto artigianali, mi piacerebbe approfondire. Ad esempio quali sono le temperature ottimali durante la fermentazione, quali sono gli altri fattori da controllare e come si possono monitorare. Grazie

  2. Sono un solo un appassionato, ma ritengo che la fermentazione spontanea sia un ulterire apporto alla specificita’ e all’originalita’ di ogni territorio, un caro saluto.

  3. Molto interessante. Anche se di norma quando si fa un esperimento non si “vuole” dimostrare qualcosa per forza ma capire cosa succede, ed eventualmente verificare se le idee che ci siamo fatti sono valide oppure no. Accettare solo i risultati che ci piacciono non è molto scientifico. In ogni caso il vostro impegno è lodevole.

  4. quando l’apprezzamento (e la critica) arriva da una persona che stimiamo molto vale doppio, quindi grazie! Hai ragione Maurizio, infatti i primissimo dati che abbiamo da questa “strana” vendemmia 2012 cambiano ancora una volta i risultati; probabbilmente siamo stati troppo frettolosi 🙂 . Stiamo sperimentando su quantità più significative ed anche questa è un’ulteriore variabile da non trascurare!

  5. Personalmente credo non valga la pena rischiare di fare una schifezza acetosa quando il mercato e’ in grado di fornire non-saccaromyces come la toulora o termoresistens che sono i lieviti che danno quel qualcosa in piu’ al vino fermentato al naturale. Oggi riesci a fare fermentazioni controllate con le caratteristiche dei migliori vini spontanei. La hansen e vason offrono tutti questi prodotti di altagamma. Se poi si tratta di vinificare 2hl il rischio e’ giustificato ma non si puo’ proporre ad un azienda un rischio cosi’ alto. Cosa facciamo? Mandiamo a casa operai e addetti perche’ si voleva tentare?

  6. ci sono già azienda di una certa capienza che operano con fermentazioni spontanee, senza avere grossi problemi. Utilizzando poi contenitori con volumi non troppo elevati il rischio viene diluito. La solforosa, anche se poca, assicura un processo fermentativo regolare nel 95% dei casi. Il 5% fa sempre parte del rischio del mestiere, come grandine o altre calamità naturali.
    Lavoriamo solamente per togliere o quantomeno diminuire la quantità di solfiti. Tutto qui.
    Perchè dobbiamo mettere qualcosa che non è autoctono quando vogliamo mantenere la massima integrità ed originalità del nostro prodotto?

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