Certificazioni Bio, ci possiamo fidare?

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Chi ci conosce bene, sà che noi da molto tempo non ci fidiamo solamente delle certificazioni biologiche, ma vogliamo sempre indagare di più. Da quattro anni infatti tutti i nostri associati vengono costantemente monitorati con una analisi per capire se ci sono pesticidi nel vino. Lo stesso vale, ovviamente per le aziende che vogliono entrare a far parte del gruppo. La selezione avviene prima con una degustazione alla cieca e poi con la conferma della analisi; Qui vedete tutta la prassi dettagliata.

Fatta questa premessa vogliamo mostrarvi un esempio riguardante un’azienda che in questi giorni era “sotto esame”. La commissione di assaggio ha promosso i vini (anche se non all’unanimità), la sorpresa è arrivata dopo, con le analisi.  I vini (certificati bio) presentano 7 principi attivi di pesticidi velenosi. Guardate con i vostri occhi!

Qui e qui trovate l’elenco completo dei 160 pesticidi ricercati dall’analisi.

Si tratta di un’analisi costosa ma di cui non possiamo fare a meno; dobbiamo garantirci la massima serietà ed evitare l’intrusione dei “bio-commerciali” ! Non siamo certo i primi a mettere in campo questi dati sconcertanti ma possiamo certamente affermare che siamo la prima e l’unica associazione a fare sistematicamente tutto questo. Ogni produttore dell’associazione può testimoniarlo; dal più blasonato all’ultimo entrato, non facciamo distinzioni!

Questo post capita a fagiolo con l’argomento discusso in questo splendido blog che vi consigliamo di leggere!


8 risposte a “Certificazioni Bio, ci possiamo fidare?

  1. sono appena uscita dalla certificazione bio, ritengo una ristrezzione insorpotabile con una seria di regolamenti,obblighi, controlli, giudizi, e un montagna di burocrazia. chi ha la natura a cuore non ha bisogno di tutto questo per fare un vino o altro senza residui. chi non ha a cuore puo essere certificato ma non ha prodotti senza residui. vedi l’esempio spora. personalmente ritengo che il bio certificato è diventato un strumento di potere per soddisfare tante persone che mangiano sopra con la scusa di offrire al consumatore una certezza. ma se il consumatore è ingnorante e si afida a una certficazione senza inserire il propio cervello, non si puo micca aiutarlo.

  2. Angiolino Maule che è sempre stato contro la certificazione, oggi si certifica solo ed esclusivamente per potere partecipare al The Natural Wine Fair di Londra. Esempio di cosa può servire una certificazione biologica

  3. questo articolo, Alessandro Maule. “La Biancara” non partecipa al Natural Wine Fair di Londra ma al RAW (organizzato da Isabelle Legeron). Non ci è mai stata chiesta la certificazione, fin’ora.

  4. precisiamo che valori così elevati di pesticidi sono comparabili a quelli presenti in un vino convenzionale. Non sono assolutamente da imputare all’effetto deriva, ossia da veleni spruzzati su vigneti confinanti.

  5. Queste cose purtroppo fanno male a tutto il comparto dei vini bio.
    non conoscendo i nomi commerciali di queste molecole sono andato alla ricerca sul web:
    clothianidin: pare si usi sul mais
    iprodione: antibotritico
    mandipropamid: antiperonosporico
    metalaxil: fungicida sistemico
    procimidone: altro fungicida (dicono essere uno dei più pericolosi per l’uomo)
    thiamethoxam: altro insetticida.

    Mi chiedo come possa una persona che usa questi principi attivi dichiararsi biologico 🙁
    Luca

  6. Capisco che si voglia migliorare il controllo, sappiamo che c’è chi barra, chi dice che fa una cosa e non la fa, dapertutto! Ma sappiamo anche che la stragrande maggioranza dei lavoratori viticoltori è onesta.
    Per cui non capisco questo battage fatto in questo, modo, se si dovesse leggere in chiave positiva ossia per migliorare il settore, allora andrebbe fatta all’interno di un sistema di communicazione che non danneggia tutti, se invece l’unico scopo reale del vostro ed altri gruppi simili è quello del marketting allora diventa per me disprezzabile alla potenza 100, praticate tutte le autostrade che gli ideali politici del bio hanno cercato di evvitare 35 anni fa!
    Senza riuscirci completamente essendo recuperati in parte gli ideali, ma con gente come voi, che invece di partecipare a migliorare, avete usato il lavoro di altri per poter uscire allo scoperto,ed utilizzando i peggiori sistemi della sociètà di consumo e communicazioni, senza partecipare ai migloramemti interni ai sistemi di controllo, tirate fuori delle eccezioni per sporcare la maggioranza!

    Non mi sorprende che qualche furbone abbia voglia di venire con voi, continuate a stare attenti perchè i furboni si attirano a vicenda.

    PS.: Se sapessi come fare vi allegherei le analisi dei miei vini fatte sia dalla LCBO canadese che dall’ICEA con più di 200 principi attivi a zero!

    Tanti saluti
    Antoine

  7. Complimenti per i suoi vini a zero principi attivi, la nostra associazione è sempre aperta e pronta a migliorare ogni aspetto che la contraddistingue.
    Non si preoccupi che per quanto riguarda i furboni, qui non hanno molte possibilità!

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