Analisi dei pesticidi, Entriamo nel dettaglio

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Dal momento che è nato un interessante dibattito su QUESTO BLOG, volto ad approfondire alcuni punti specifici e molto tecnici riguardanti le analisi dei pesticidi, riteniamo opportuno fare alcune precisazioni e rispondere alle domande dei lettori.

L’enologo Giuseppe Vassanelli, responsabile tecnico del laboratorio analisi Enocentro, puntualizzerà in prima persona, qui di seguito.

Volendo fare chiarezza sulla parte analitica dei pesticidi dobbiamo spiegare meglio alcuni concetti base:
–    gli Enti di Certificazione BIO si avvalgono di laboratori accreditati da ACCREDIA, ente unico nazionale di accreditamento; il laboratorio cui viene commissionata l’analisi dev’essere accreditato per matrici e prove da testare. Il nostro è un laboratorio accreditato.
–    limite di rilevabilità del metodo (“limit of detection”, LOD); corrisponde alla minima concentrazione di analita che produce un segnale significantemente diverso da quello della matrice esente dall’analita. È un valore strumentale ed esistono vari approcci per poterlo stimare
–    limite di determinazione del metodo (“limit of determination”, LOD); è il limite cui ci si deve riferire per definire la conformità del principio attivo (p.a.) indagato e può essere inteso come l’LOQ, come spiegato nella seguente nota riportata sulla SANCO “METHOD VALIDATION AND QUALITY CONTROL PROCEDURES FOR PESTICIDE RESIDUES ANALYSIS IN FOOD AND FEED”, documento di riferimento per chi effettua analisi di residui, che specifica il significato di LOD e di LOQ:
o    LOD (cui ci si riferisce nel Reg. CE 396/2005): Limite di Determinazione (da non confondere con il “Limit of Detection” che è il Limite di Rilevabilità) è la concentrazione minima validata di residui che può essere quantificata e certificata durante verifiche di routine con metodi di controllo validati.
o    LOQ: Limite di Quantificazione è la più bassa concentrazione di analita che può essere validata con accuratezza accettabile applicando completamente il metodo analitico. LOQ è preferibile a LOD perché evita ogni possibile confusione con il “limite di rilevabilità” .

Quindi, è bene ribadire il concetto che LOD può avere due significati molto diversi tra loro ma, in caso di verifica della conformità di un p.a. ad un MRL, il laboratorio deve essere in grado di dimostrare di avere un “limite di determinazione” (equivalente al LOQ secondo SANCO/12495/2011) inferiore al MRL previsto per il prodotto in analisi.

Gascromatografo, lo strumento usato per le analisi

Qui di seguito invece trovate le caratteristiche dei 7 principi attivi maggiormente riscontrati.

Principio attivo spettro d’azione azione
Iprovalicarb Peronospora Sistemico curativo e preventivo
Boscalid Botrite ed Oidio Translaminare
Fenhexamid Botrite Translaminare preventivo
Metalaxil-M Peronospora Sistemico curativo e preventivo
Metalaxil Peronospora Sistemico curativo e preventivo
Metossifenozide Lepidotteri Insetticida, larvicida e inibitore di fertilità
Dimetomorf Peronospora Translaminare preventivo e antisporulante

Queste sostanze si misurano in mg/kg (ossia in parti per milione); l’analisi permette una rilevabilità fino a 0,001 mg/kg. La media dei risultati riscontrati è di 0,05 mg/kg , ma è un dato poco rilevante dal momento che ogni principio attivo ha un diverso range quantitativo, in base alla propria degradazione nel tempo e suscettibilità alle alterazioni.

Solo esaminando a fondo i dati possiamo capire quali sono i punti critici nel vigneto ed operare di conseguenza per migliorarli. E’ indubbio che un’analisi di questo tipo fornisce solo un quadro generico di ciò che è stato usato; il prodotto finito (vino) ha subìto inevitabilmente delle alterazioni chimico-fisiche e per questo le quantità di principio attivo rilevate possono essere inferiori a quelle effettivamente usate. Proprio per la necessità di avere dati inconfutabili ci stiamo attrezzando per operare analisi fogliari. In questo modo avremo una precisa cronostoria del vigneto che prenderà in considerazione tutti i trattamenti fitosanitari fatti, evitando anche il problema del cosidetto “effetto deriva”.

I campioni “incriminati” come già detto sono 12 su un totale di 140 analizzati; di questi, 9 sono italiani e più nello specifico 5 dalle regioni del nord, 2 dal sud e 2 dal centro.  A livello statistico le presenze sono abbastanza uniformate sul territorio nazionale ma rimane però il dato che al nord l’avversità problematica rimane la peronospora, soprattutto in annate come quella corrente in cui le piogge sono una vera piaga. A fine stagione faremo un monitoraggio proprio per capire come sono andate le cose; in particolare al nord, ci troviamo con condizioni meteo veramente fuori dalla norma che hanno messo a dura prova i coltivatori.


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